'Ohā na - La Storia di Hāloa e del Kalo

Aggiornato il: feb 16

Le leggende mi affascinano da quando ero bambina, ritengo importante raccontare miti e storie, perché rappresentano 'origini' e 'radici' di un popolo. Quando il linguaggio aveva la funzione di preservare e conservare la tradizione, i canti ed i balli raccontavano la creazione del mondo, le origini delle isole Hawa'i, le gesta delle divinità.

Venivano utilizzati anche come 'promemoria' nel quotidiano, ad esempio per cucinare il Kalo.

La vita di Kanaka Maoli, la popolazione indigena delle Hawaii, è strettamente legata al kalo, noto anche come pianta di Taro. Si ritiene che il Kalo abbia la più grande forza vitale di tutti gli alimenti. Secondo il Kumulipo, il canto della creazione, il Kalo è cresciuto dal figlio primogenito di Wakea (padre celeste) e Ho'ohokulani (figlia di Papa/Madre Terra).

Hāloa, il figlio, purtroppo nato morto, viene seppellito e dal suo corpo cresce la pianta del kalo, chiamata anche Hāloa, che significa respiro eterno.

Il Kalo è stato per secoli un mezzo di sopravvivenza per il popolo di Hawai`i.

Per cucinare e mangiare il Kalo, si deve rispettare un rituale ben preciso. Questa è una cerimonia di vita che unisce le persone e sostiene una relazione di 'ohana (famiglia) e di connessione con gli 'aumakua (antenati). La straordinaria leggenda del Kalo, consente di comprendere una semplice verità, vale a dire: "Noi siamo quello che mangiamo"; "L'identità di Hawai'i, è anche la nostra identità". La necessaria connessione alla Natura, ci impone di tenere in considerazione quello che Hawai'i afferma: "Siamo un 'Ohana/famiglia! Apparteniamo a Madre Terra e al nostro Territorio; dobbiamo e possiamo aver cura del nostro ambiente. È la nostra 'Kuleana', responsabilità. Negare questa evidenza, significa essere nuovamente ciechi e sordi".

La fondamentale presenza di 'Ohana Hale Ola, qui in Ticino, ma probabilmente in tutta la Svizzera e oltre, consente di recuperare la necessaria connessione con il Territorio, con le tradizioni. Non solo semplici racconti, ma fondamentali passi verso un'essenziale presa di conscienza. "Fermi come le montagne, e trasparenti come acqua di Sorgente, sosteniamo e divulghiamo questo antico Sapere". Afferma Lorenza Beltrami Manetti (Kumu Waiolama).

Domenica 2 febbraio 2020 Kanani Enos (Kumu Kanani), ci ha onorati con la sua presenza. Lo stage si è tenuto presso la nostra sede 'Centro RossoVulcano', in via Sirana 79.

"Se vi dicessi che ho viaggiato alla Hawai'i, mi rispondereste che non è possibile. Invece è proprio così! Anzi ancora di più! Le Hawai'i sono arrivate in Ticino".

La coinvolgente Kanani ha condotto una meravigliosa lezione sui miti e le storiche tradizioni, tuttora praticate alle Hawai'i. La significativa partecipazione, l'empatica connessione dei presenti hanno generato un dibattito attuale su ciò che sta accadendo in quel luogo lontano, ma così vicino anche alla nostra realtà.

Lo sforzo del popolo di Hawai'i, che con fatica sta difendendo le proprie tradizioni dall'ingerenza di multinazionali, (come nel caso del vulcano di Mauna Kea), riappropriandosi dei terreni che gli erano stati tolti, tornando a coltivare il Kalo, è il simbolo e realtà di un'identità ritrovata.

Tutto questo cosa ha a che fare con noi? Cosa è importante ricordare?

In tempi meno recenti in Ticino, e nei territori limitrofi alcune piante e colture erano essenziali per il sostentamento. Ad esempio, Il frutto del "L'albero del pane", appellativo così conosciuto in passato il castagno, era uno di quelle. Nei secoli scorsi, buona parte dei suoi frutti venivano raccolti per poi essere collocati nelle cosiddette "grà", piccoli essiccatoi realizzati in pietra in cui le castagne rimanevano per almeno una trentina di giorni a "bruciare" su un debole fuoco di carbone e legna, in modo da poterle conservare a lungo, ricavando da esse la "farina dolce" con cui preparare pane e numerose altre pietanze, nel corso dell'intero inverno.

È importante ricordare quindi, che esiste una segreta risonanza tra l'albero, i suoi frutti e l'Essere umano.

In ogni tempo l'uomo ha percepito una segreta corrispondenza tra sé e l'albero,

che toccava qualcosa di profondo in noi, aiutandoci ad instaurare un rapporto più vivo con la natura e con noi stessi.

" E se ora vi dicessi che parlare della Pianta del Taro, può cambiarvi la Vita? Voi neghereste questa verità, ma è proprio così ! ".

Quando la necessaria conoscenza ti porta a comprendere quanto la collettività, un gruppo, una 'Ohana/famiglia, come lo siamo noi ha l'opportunità di fare la cosa giusta, onorando la 'sacralità' della Vita, in ogni sua forma. Così cantare il 'Canto' del Kalo, e ballare il 'Ballo' del Kalo, diventano una forma di rispetto per celebrare la creazione.

" E allora, lascia che la Saggezza di Hawai'i apra le porte alla tua Consapevolezza".


Dedicata a Kumu Kanani.


Akela Kaili


Legends have fascinated me since I was a child, I believe it is important to tell myths and stories, because they represent the 'origins' and 'roots' of a people. When language had the function of preserving and conserving tradition, the songs and dances recounted the creation of the world, the origins of the Hawaiian islands, the deeds of the gods. They were also used as a 'reminder' in everyday life, for example for cooking Kalo. The life of Kanaka Maoli, the indigenous population of Hawaii, is closely linked to the kalo, also known as the Taro plant. Kalo is believed to have the greatest life force of all foods. According to Kumulipo, the song of creation, Kalo was raised by the eldest son of Wakea (heavenly father) and Ho'ohokulani (daughter of Pope / Mother Earth). Hāloa, the son, unfortunately born dead, is buried and the kalo plant, also called Hāloa, which means eternal breath, grows from his body. For centuries, the Kalo has been a means of survival for the people of Hawai`i. To cook and eat Kalo, a precise ritual must be respected. This is a life ceremony that unites people and supports a relationship of 'ohana (family) and connection with' aumakua (ancestors). The extraordinary legend of the Kalo allows one to understand a simple truth: "We are what we eat"; "Hawai'i's identity is also our identity."

The necessary connection to Nature requires us to take into consideration what Hawai'i says: "We are an Ohana / family! We belong to Mother Earth and our Territory; we must and can take care of our environment. It is our 'Kuleana ', responsibility. Denying this evidence means being blind and deaf again ". The fundamental presence of 'Ohana Hale Ola, here in Ticino, but probably throughout Switzerland and beyond, allows to recover the necessary connection with the Territory, with traditions. Not just simple stories, but fundamental steps towards an essential awareness. "Firm like mountains, and transparent like spring water, we support and spread this ancient knowledge", said Lorenza Beltrami Manetti (Kumu Waiolama) Sunday 2 February 2020 Kanani Enos (Kumu Kanani) honored us with his presence. The internship was held at our 'Centro RossoVulcano' office, in via Sirana 79.

If I told you that I traveled to Hawai'i, you would answer me that it is not possible. Instead, it is just like that! Indeed, even more! The Hawai'i have arrived in Ticino. The charming Kanani conducted a wonderful lesson on the myths and historical traditions, still practiced in Hawai'i. The significant participation, the empathic connection of those present have generated a current debate on what is happening in that distant place, but also so close to our reality. The effort of the Hawai'i people, who are struggling to defend their traditions from the interference of multinationals, (as in the case of the Mauna Kea volcano), regaining the land that had been removed, returning to cultivating the Kalo, is the symbol and reality of a rediscovered identity.

What does all this have to do with us? What is important to remember? In less recent times in Ticino, and in the neighboring territories, some plants and crops were essential for sustenance. For example, The fruit of the "The tree of the bread", an appellation so known in the past the chestnut, was one of those. In past centuries, a large part of its fruits were collected and then placed in the so-called "grà", small dryers made of stone in which the chestnuts remained for at least thirty days to "burn" over a weak coal and wood fire, so that they can be kept for a long time, obtaining from them the "sweet flour" with which to prepare bread and numerous other dishes, during the whole winter. There is, therefore, a secret resonance between the tree, its fruits and the human Being. At all times man has perceived a secret correspondence between himself and the tree, that touched something profound in us, helping us to establish a more lively relationship with nature and with ourselves. "What if I told you now that talking about the Taro Plant can change your Life? You would deny this truth, but it's true!" When the necessary knowledge leads you to understand how much the community, a group, an 'Ohana / family, as we are, has the opportunity to do the right thing, honoring the' sacredness' of Life, in all its forms.

Thus singing the 'Canto' of the Kalo, and dancing the 'Ballo' of the Kalo, become a form of respect to celebrate creation. "Then, let Hawai'i's Wisdom open the doors to your Awareness." Dedicated to Kumu Kanani.  Akela Kaili


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